Di là dal fiume e tra gli alberi
Quando Ernest Hemingway si affacciava da Villa Ivancich a San Michele al Tagliamento, scorgeva il profilo soleggiato dell’argine che con doppie curve toccava Latisana. Boschette di acacie e Salici viminali verdeggiavano quel tratto fino alla spiaggetta di Gobbato e proprio a quegli alberi selvaggi e agresti insieme, volle dedicare il suo romanzo ambientato nel paesaggio friulano: ‘Di là dal fiume e tra gli alberi’.
Subito sotto l’argine si passeggiava tra alberi ottocenteschi di Villa Gaspari e si prendeva sole, si pescava o si girava in barca. Un Paesaggio caro, ripreso da tanti illustri personaggi, che hanno lasciato Latisana per emigrare, per lavorare altrove, per studiare altrove o solo per la curiosità di girare il mondo.
Ma quella striscia lucente di acque azzurre calme, solcate da due ponti vicini, martoriati durante le due grandi guerre del ‘900, è l’ultima immagine che si coglie lasciando il paese, confine ultimo del Friuli.
E per tutti noi della Bassa friulana sono le radici, sono l’anima rude di una zona molto vicina al mare, alla laguna, ma anche subito sotto la montagna.
E quando la montagna si riempie di pioggia, o si scioglie la neve, soffia la tramontana, il paesaggio cambia: il fiume scorre troppo veloce solcando un letto sassoso e si porta nel tumulto alberi, rocce, distruzione.
Allora la bellezza di quell’argine viene sostituita da un paese allagato, le attività sono distrutte, la Natura morta. Non è più la foto di un paesaggio caro di ricordi, ma un dolore all’anima di ciò che non tornerà più come prima, è tutto ciò che resta dopo un’alluvione.
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