8° Festival dei Giardini

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Il bar sotto il mare

Progettista Studio di architettura del paesaggio Crepet-Rossetto
Giardino 7
Padiglione 6

«Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l’altra metà a credere in ciò che altri deridono. Camminavo una notte in riva al mare di Brigantes, dove le case sembravano navi affondate, immerse nella nebbia e nei vapori marini, e il vento dà ai rami degli oleandri lente movenze di alga. Non so dire se cercassi qualcosa, o se fossi inseguito: ricordo che erano tempi difficili ma io ero, per qualche strana ragione, felice.»

(incipit de IL BAR SOTTO IL MARE, di Stefano Benni)

 

L’installazione prevede la creazione di un ambiente sottomarino di fantasia il bar sotto il mare, attraverso l’utilizzo di materiali e vegetazione ornamentale d’effetto, capace di estraniare e trasportare il visitatore nelle profondità del proprio mare interiore.

Un giardino è tale quando si differenzia dall’ambiente naturale circostante, racconta una storia propria, di solito quella di chi lo ha creato e di chi lo custodisce e se ne prende cura giorno per giorno. Esso si riempie dei sogni, delle abitudini e dei gesti di chi passa la suo interno parte del proprio tempo libero, traendo in cambio quel senso di pienezza e unità col tutto che solo il mondo naturale riesce davvero a trasmettere.

Allestire questo spazio espositivo, ma anche progettare un vero e proprio giardino, liberando completamente la fantasia, cercando di ricreare mondi fantastici, è arte del giardino allo stato più puro.

Secondo il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’80% dell’inquinamento in ambienti marini proviene dal deflusso idrico dalla terra ferma. Più di 400 aree marine in tutto il mondo sono colpite da eutrofizzazione, 169 sono ipossiche. Gli oceani assorbono 1/4 della CO2 presente in atmosfera: come conseguenza, si sta pericolosamente innalzando l’acidità delle acque, danneggiando le comunità di fitoplancton e in futuro tale assorbimento sarà ridotto.

Si è verificato un innalzamento complessivo del livello del mare di 18 centimetri tra il 1870 ed il 2000, con un ritmo più veloce negli ultimi 20 anni ed un innalzamento di 6 cm. Studi dell’IPCC prevedono che il livello medio del mare potrebbe salire da 26 a 82 cm entro il 2100, minacciando tutte le isole, i delta e le zone costiere.

Soffermarsi a riflettere quindi sull’importanza del mare e degli oceani, anche attraverso l’arte dei giardini, è molto importante. Scrive Jean-Claude Izzo, in Aglio, Menta e Basilico, libro non a caso dal titolo ispirato a tre dei profumi che contraddistinguono il nostro Mediterraneo, profumi che ritroverete tra le piante scelte:

“Di fronte alle fratture che hanno costellato la storia del Mediterraneo, gli artisti hanno risposto instancabili con la passione per il mare che unifica.”

Nell’installazione ci troviamo tra due acque, tra due mondi: tra Centramerica, ed Europa, forse. Oppure tra Oriente ed Occidente. O ancora, tra superficie e profondità.

Nell’installazione cerchiamo di ricreare un ambiente fantasioso ispirato al mondo sottomarino ed alla vita portuale, nel quale non può mancare l’osteria del porto, “IL BAR SOTTO IL MARE” appunto, nella quale persone diverse provenienti da molte parti del mondo s’incontrano e scambiano messaggi.

L’installazione prevede la possibilità d’interagire, lasciando messaggi nelle anfore di vetro a disposizione, o pescandone a proprio piacimento: un dialogo tra sconosciuti, uno scambio di pensieri nel grande mare della vita antro il quale tutti siamo immersi.

In questa installazione fantastica, viene inoltre raccontata la sostenibilità del prodotto caffè in tutta la sua filiera, trasporto via nave incluso, auspicando al contempo la rinascita dei porti come luoghi di vita urbana attiva e scambio tra culture diverse, consapevoli che il mare è fatto per essere attraversato e rispettato.

Alcune storie che sembrano uscite da un romanzo d’avventura possono entrare nella nostra vita quotidiana, e meritano di essere raccontate. Una di queste, narra di merci esotiche e preziose provenienti da lontano, da altri paesi ed altre culture … “cose dell’altro mondo”.

Così, può sembrare assurdo pensare ad antichi velieri carichi di tali preziose merci, solcare di nuovo i sette mari, nel ventunesimo secolo? Non ce ne vogliano gli spiriti futuristi, ma la libera e multiforme contemporaneità lasci a spazio anche a questo. E si tratta di uno spazio, anche economico, di assoluto interesse ed a quanto pare in fervente sviluppo.

Negli ultimi dieci anni è diventata operativa un’alleanza di organizzazioni che condividono la passione per il trasporto a vela, collaborando insieme con etica operativa condivisa per creare una cultura del trasporto via mare più sostenibile e sana, capace di promuovere la conservazione dell’ambiente per le future generazioni: la Sail Cargo Alliance (SCA).

L’energia pulita del vento permette, da tempi immemori, di spostare merci e prodotti in tutto il mondo, con un minimo impatto sulle risorse del pianeta, sulla vita misteriosa e magica dei mari di tutto il mondo.

Della pianta di caffè vengono trasportati a vela i semi già privati della polpa della drupa che li contiene; analogamente, della pianta di cacao s’importano le fave, prive del baccello nel quale crescono; la trasformazione nel prodotto finito e pronto al consumo avviene in Europa, per ragioni legate alla conservazione del prodotto finito stesso, proprio come si faceva una volta. Il maestro torrefattore o cioccolataio, vede e seleziona quindi qui i chicchi di caffè o le fave di cacao ancora crudi, ed ha la possibilità di verificarne la qualità in prima persona, oltre che avere la possibilità di partecipare alle “spedizioni” di selezione e cernita degli approvvigionamenti nei paesi d’origine, entrando in contatto diretto con i produttori locali.

Nel Nord Europa, sono già in corso pianificazione e progettazione di spazi appositamente dedicati alle merci trasportate a vela, al loro stoccaggio ed alla lavorazione in loco, sempre secondo i più elevati criteri di valorizzazione delle risorse umane e di sostenibilità economico-ambientale.

Questi “concept stores” possono collocarsi felicemente in molte delle aree portuali dismesse, in abbandono o poco utilizzate delle nostre città di mare; si tratta sovente di spazi snobbati dalla logistica di grande portata, la quale necessita sovente di fabbricati di nuova realizzazione e dimensioni standard ed imponenti, con impatto sul paesaggio costiero deletereo.

Dei veri e propri VUOTI paesaggistici, riempiti solo dal canto del mare, da valorizzare e rifunzionalizzare!

Riportare in vita i porti significa quindi recuperare la logistica d’importanza storica, tradizionalmente connessa alle caratteristiche peculiari dei territori di riferimento, alle produzioni locali ed alle tecniche vernacolari per lo stoccaggio e la conservazione dei prodotti: un sistema di buone pratiche e saperi che per secoli ha garantito il minimo spreco di risorse preziose, offrendo in cambio il massimo in quanto ad efficienza e bellezza.

Pensiamo ad esempio al recupero delle rotte storiche di commercio nel nostro Mar Mediterraneo: riempiono la dispensa del nostro immaginario olio, vini, prodotti ittici essiccati o conservati secondo tradizione, frutta secca, spezie, liquori, unguenti e vari tipi di conserve, ma anche tessuti e manufatti artigiani pregiati. Per raccogliere queste merci e derrate, si naviga sotto costa, dove i venti sono sempre presenti, e dove fermarsi sovente, per rifornimenti e per carico delle merci, non è un problema: è un modus operandi ottimale. La logica della “fretta” e dell’efficienza spinta oltre il limite del ragionevole, sono semplicemente spazzate via.

La diversità etnico-culturale dei territori affaccianti sul Mare Nostrum offre una incredibile ricchezza e varietà produttiva, che può davvero ed unicamente essere valorizzata e preservata al meglio ad una scala commerciale contenuta, capace di valorizzare la tipicità delle produzioni locali e rispettando la vita vicino, e sotto, il mare.

Riportare alla vita i vuoti urbani rappresentati dalle aree portuali dismesse, attraverso il trasporto a vela del XXI sec, significa anche favorire la rigenerazione delle comunità locali, e difendere quelle filiere produttive formate da persone autentiche, nelle quali il valore dei prodotti, proprio come durante lo scarico delle navi effettuato a braccia d’uomo, di mano in mano, aumenta ad ogni nuovo passaggio, perché arricchisce e valorizza ciascun anello della catena.

Si favorisce così la collaborazione costruttiva, invece della competizione sleale, lungo tutta la filiera: dal contadino, al marinaio, al commerciante, tutta metaforicamente a bordo della stessa “nave” sospinta da valori ed ideali comuni.

I velieri cargo del XXI secolo, forieri della stessa magica bellezza del passato, ottimizzata con quel poco di tecnologia necessaria, facilitano una diretta alternativa economica nei commerci, rinforzando le comunità locali ed i singoli individui, garantendo al contempo alle generazioni future la possibilità di godere delle meraviglie del mondo naturale nel quale viviamo.

Dichiarando apertamente che ciò che la terra divide, è il mare ad unire.

Nel progetto vi sono una piazzetta per l’accoglienza e l’ingresso, un boschetto di bambù, una spiaggia con spiaggia ed ornamentali, presenza di damigiane per i messaggi, laghetto con vegetazione.

Costruttori del verde
  • Al Ciliegio Società Cooperativa
Sponsor
  • Brigantes
  • Lumenlab
  • Vivai Only Moso
  • Consorzio Bambù Italia

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